Il 2 settembre alcuni operai hanno cominciato a smontare una figura di alluminio color cobalto, alta ventiquattro piedi, che dal 2019 stava davanti al Reach, l'ala più recente del Kennedy Center di Washington. Nessun avviso pubblico prima. Nessuna spiegazione dopo.
La scultura si chiama Blue ed è opera di Joel Shapiro, lo scultore americano che ha passato la vita a ridurre il corpo umano a una manciata di membra geometriche in caduta, sempre colte a metà di un gesto, mai ferme del tutto. Blue era stata commissionata per accogliere i visitatori all'apertura del Reach, e per sette anni ha fatto esattamente questo: un gigante a ruota libera, dipinto del colore di un cielo terso, impossibile da superare senza voltarsi.
Shapiro è morto all'inizio di quest'anno. Non saprà dove finirà la sua scultura. La decisione spetta ora alla Joel Shapiro and Ellen Phelan Foundation che, come riferisce il Washington Post, finora non ha detto nulla in pubblico sul destino dell'opera.
La rimozione arriva dopo che, nel febbraio 2025, Donald Trump ha preso il controllo del consiglio del Kennedy Center, nominandosi presidente e sostituendo buona parte dei vertici. Da allora, come ha riportato per primo Artforum, l'amministrazione ha spinto per apporre il nome del presidente sulla facciata dell'edificio e per chiudere la sala principale in vista di due anni di lavori, un piano letto da molti come tentativo di tamponare il crollo di biglietti venduti e donazioni seguito al cambio di guardia.
Il comunicato del Kennedy Center sull'addio a Blue è insieme caloroso e stranamente esangue: gratitudine per gli anni in cui la scultura ha «animato il nostro campus», orgoglio per esserne stati i «custodi». Dove vada l'opera, e perché proprio adesso, non è scritto.
Hands Off the Arts, il gruppo che si batte contro la trasformazione dell'istituzione, è stato più diretto: «Dite il vostro ultimo addio a Blue». Ha definito quel giorno il momento in cui un'opera d'arte pubblica è stata abbattuta «per volere di un piagnucolone petulante», aggiungendo che non sarà l'ultima.
Qualunque cosa attenda il gigante blu, la sua rimozione segna qualcosa di più silenzioso e definitivo: un artista che ha studiato per decenni il corpo in movimento non c'è più per dire dove debba stare la sua opera. Quella scelta appartiene ora a una fondazione, a un consiglio che non ha mai scelto, e a chi decide a cosa serva un'istituzione culturale nazionale.



