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Prisma.
Cultura dal mondo, in pillole
Dal passato

La foresta si è presa una città portoghese, e i laser l'hanno ritrovata due secoli dopo

Sorvolando l'Amazzonia brasiliana con il LiDAR, l'équipe dell'archeologo Eduardo Neves ha ritrovato il tracciato stradale di un insediamento coloniale portoghese del Settecento, inghiottito dalla giungla dopo l'indipendenza del Brasile.

PT
8 set 2026
3 min di lettura · 3 min di ascolto
Paesaggio della foresta amazzonica, con una fitta vegetazione tropicale che costeggia un corso d’acqua. Gli alberi si riflettono sulla superficie dell’acqua, mentre sullo sfondo si apre un cielo nuvoloso.
↳ Foto: All That's Interesting · EDITORIAL
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I blocchi di pietra non ci sono più. Qualcuno li ha portati via, molto dopo che l'ultimo abitante aveva chiuso la porta e la foresta aveva deciso che il resto le apparteneva. A sopravvivere, invisibile a chiunque si trovasse a camminarci sopra, è stata la forma delle strade: una griglia fantasma, riemersa grazie a impulsi laser sparati dal cielo.

La scoperta è di Amazônia Revelada, progetto guidato da Eduardo Neves, archeologo e direttore del Museu de Arqueologia e Etnologia dell'Università di São Paulo. La sua squadra sorvola porzioni di Amazzonia brasiliana con il LiDAR (Light Detection and Ranging): migliaia di impulsi attraversano le chiome, il tempo di ritorno viene misurato, e dai dati nasce una mappa tridimensionale di ciò che sta sotto, alberi compresi. Mura sepolte, strade crollate, città abbandonate compaiono come anomalie nei numeri, anche quando in superficie secoli di giungla hanno cancellato ogni traccia visibile.

Questa volta l'anomalia era un insediamento coloniale portoghese del XVIII secolo, con un impianto stradale abbastanza leggibile da poter essere ricostruito. Non è un mistero assoluto: la città appare su carte di epoca coloniale, che però non hanno mai fissato con precisione dove si trovasse. Neves ipotizza un abbandono dopo il 1822, quando Dom Pedro I staccò il Brasile dal dominio portoghese e l'insediamento perse ogni ragione di esistere. «È stato abbandonato, la foresta ha preso il sopravvento e i blocchi di pietra sono stati rimossi», ha raccontato l'archeologo alla testata brasiliana Metrópoles. «Siamo riusciti a identificare il tracciato delle strade di questa città, e anche questa è stata una scoperta affascinante».

Lo stesso rilevamento ha lasciato sul tavolo altri due enigmi, in Rondônia, lo stato brasiliano che confina con la Bolivia: una serie di terrapieni geometrici che potrebbero essere stati edifici, e un sito distinto disseminato di ceramiche. Formazioni geometriche simili sono già note al di là del confine boliviano, ma secondo Neves è la prima volta che vengono documentate su suolo brasiliano. A cosa servissero, nessuno lo sa ancora. Campi coltivati, abitazioni, qualcosa di completamente diverso: la risposta arriverà solo scavando.

Quell'incertezza è lo stato onesto della ricerca. Il LiDAR non consegna risposte agli archeologi, consegna coordinate che vale la pena raggiungere a piedi. La squadra sta già organizzando il ritorno per scavare a mano tutti e tre i siti, il lavoro lento che deve seguire ogni scoperta fatta da un aereo. Amazônia Revelada si inserisce in una serie più ampia di risultati ottenuti con la stessa tecnologia nella regione, compresa la rete di città antiche mappata di recente nella valle dell'Upano, in Ecuador. La conclusione è sempre la stessa: sotto le chiome amazzoniche c'è molta più storia di quanta se ne immaginasse, coloniale e precoloniale, e solo adesso abbiamo gli strumenti per vederla.

Fonti

↳ COME LAVORIAMO CON L'AI