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Le curve del Partenone: uno studio mette in discussione la teoria delle correzioni ottiche

Le curve e le variazioni del Partenone sono note da tempo. Un nuovo studio mette però in discussione la spiegazione secondo cui sarebbero state progettate per correggere illusioni ottiche.

PT
25 set 2026
3 min di lettura
Veduta dal basso del Partenone sull’Acropoli di Atene, con le alte colonne doriche in pietra e parte della struttura superiore del tempio. Sullo sfondo, un cielo azzurro attraversato da nuvole bianche.
↳ Foto: Pixabay · EDITORIAL

A prima vista, il Partenone sembra costruito attraverso una successione regolare di linee rette, superfici orizzontali e colonne. Osservandolo e misurandolo con maggiore attenzione, questa regolarità cambia. Lo stilobate, la superficie su cui poggiano le colonne, si solleva leggermente verso il centro; i fusti presentano un lieve rigonfiamento, noto come entasi; le colonne agli angoli hanno dimensioni leggermente diverse dalle altre.

Per molto tempo queste variazioni sono state interpretate come correzioni ottiche: accorgimenti introdotti intenzionalmente per compensare presunte distorsioni della percezione e far apparire il tempio più regolare a chi lo osservava.

Alain Goriely, matematico dell’Università di Oxford, mette in discussione questa spiegazione in uno studio pubblicato su Royal Society Open Science. La ricerca non contesta l’esistenza delle caratteristiche architettoniche, ma la funzione che è stata loro attribuita: secondo Goriely, le prove storiche e scientifiche disponibili non sono sufficienti per affermare che fossero state progettate come correzioni ottiche.

L’entasi offre un esempio concreto. Il leggero rigonfiamento delle colonne viene spesso spiegato come un modo per evitare che un fusto perfettamente rettilineo appaia più stretto al centro. Lo studio osserva però che non esistono prove empiriche sufficienti di questa presunta illusione e che la curvatura è così lieve da risultare difficilmente percepibile da molte distanze.

Anche le colonne angolari, leggermente più larghe delle altre, pongono la stessa questione. Goriely considera insufficienti le prove che collegano questa differenza a un preciso effetto visivo.

La spiegazione ottica ha radici antiche. Una parte importante viene fatta risalire a Vitruvio, che scrisse diversi secoli dopo la costruzione del Partenone. Nell’Ottocento, misurazioni più accurate documentarono con precisione le curvature dell’edificio, ma confermare che una variazione architettonica esiste non consente, da solo, di stabilire perché sia stata introdotta.

Lo studio non propone quindi una nuova funzione certa per le curve, l’entasi o le altre variazioni. Suggerisce piuttosto di distinguere ciò che possiamo misurare dalle spiegazioni elaborate nel tempo per interpretarlo.

Nel Partenone restano visibili le scelte compiute dai suoi costruttori. Più difficile è stabilire, a distanza di secoli, quali intenzioni le abbiano determinate.

Fonti

↳ COME LAVORIAMO CON L'AI