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Prisma.
Cultura dal mondo, in pillole
Mirabilia

L'ultima nave di Shackleton affondò nel 1962. Oggi ci vive dentro un pesce lupo, e le reti fantasma dei pescherecci non l'hanno mai mollata.

Sessantaquattro anni dopo che i ghiacci le squarciarono lo scafo, la Quest di Shackleton riposa sul fondale del Labrador, ricoperta di coralli e avvolta nelle reti dei pescherecci.

PT
27 ago 2026
3 min di lettura · 2 min di ascolto
Fotografia d'apertura dell'articolo: la redazione non l'ha ancora descritta.
↳ Foto: Smithsonian Magazine · EDITORIAL
2 min di ascolto

Un pesce lupo maculato ha trovato casa dentro l'ultima nave di Ernest Shackleton. Sessantaquattro anni dopo che i ghiacci le squarciarono lo scafo, la Quest riposa dritta sul fondale del Labrador, avvolta nelle reti fantasma che i pescherecci avevano abbandonato senza sapere che la nave fosse lì sotto. Coralli rosa e anemoni ne ricoprono le lamiere. La nave è tutelata per legge e colonizzata dalla vita, eppure prigioniera di quegli stessi attrezzi da pesca che non avrebbero mai dovuto raggiungerla: è questa contraddizione che le prime immagini ravvicinate della Quest mettono a nudo.

La Royal Canadian Geographical Society, insieme al Woods Hole Oceanographic Institution, ha diffuso quelle immagini, come ha raccontato Smithsonian Magazine. Il sonar aveva individuato il relitto nel 2024, a circa 390 metri di profondità, in un tratto del mare del Labrador chiamato Hawke Box, dove la pesca a strascico di fondo è vietata dal 2002. Le reti, però, sono rimaste.

Shackleton aveva acquistato la Quest per una spedizione nell'Artico canadese che non si fece mai, poi l'aveva dirottata verso sud. Salpò il 17 settembre 1921 per cartografare le coste dell'Enderby Land, e morì d'infarto in Georgia del Sud nel gennaio 1922. L'equipaggio provò comunque a proseguire, respinto dai ghiacci.

Senza di lui, la Quest continuò a lavorare per una quarantina d'anni. Prese parte a spedizioni artiche, bonificò ordigni sommersi durante la guerra, cacciò foche al largo di Terranova e del Labrador, finché nel 1962 i ghiacci non la ebbero vinta.

Le scansioni sonar del 2024 avevano fatto sperare in un relitto meglio conservato; da vicino, le reti fantasma e i danni strutturali raccontavano un'altra storia. Ma quarantacinque anni di rifacimenti avevano rappezzato lo scafo con materiali diversi, e ogni toppa ospita oggi i suoi inquilini: scorfani e merluzzi atlantici scivolano tra le aperture del ponte, coralli molli e anemoni tappezzano l'esterno, il pesce lupo si è rintanato in qualche cavità della nave.

John Geiger, a bordo del sommergibile Alvin, ha scorto una bacinella di smalto bianco attraverso una delle aperture del ponte: un dettaglio ordinario, intatto, sessantaquattro anni nell'oscurità.

Fonti

↳ COME LAVORIAMO CON L'AI