Conventi, ville, fortezze, colonie agricole ed edifici monumentali: gli ex ospedali psichiatrici italiani occupano strutture molto diverse tra loro. Alcune sono ancora abbandonate, mentre altre sono state recuperate o destinate a nuove funzioni. Il progetto fotografico Manicomi italici osserva come questi luoghi continuino a essere presenti nelle città e nei territori che li circondano.
Silvia Camporesi e Luca Marianaccio hanno lavorato per un anno in tutte le venti regioni, documentando almeno un sito per ciascuna. Camporesi ha seguito prevalentemente il Nord Italia, Marianaccio il Sud. La ricognizione ha prodotto oltre cento immagini dedicate agli edifici, alle loro condizioni attuali e al rapporto con il contesto urbano.
La ricerca prende avvio dalle trasformazioni introdotte dalla legge 180 del 1978, che avviò il superamento degli ospedali psichiatrici. La loro dismissione proseguì gradualmente nei decenni successivi, lasciando un patrimonio architettonico che ha seguito percorsi differenti: dall’abbandono alla musealizzazione, fino alla trasformazione e al riuso.
L’obiettivo, ha spiegato Camporesi, non era fotografare l’abbandono in sé. Il progetto considera gli edifici come parte di una storia sociale ancora visibile, evitando di ridurli a scenari di rovina. Le immagini mostrano ciò che rimane della funzione precedente e i cambiamenti avvenuti dopo la chiusura.
Un esempio concreto è il padiglione Lombroso dell’ex complesso psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia. L’edificio è stato trasformato nel Museo di Storia della Psichiatria e aperto al pubblico nel 2012. Il percorso conserva gli ambienti, i materiali e alcune tracce del degrado per documentare la storia del luogo.
Proprio il Museo di Storia della Psichiatria ospita, dal 27 settembre 2026 al 6 gennaio 2027, la prima restituzione pubblica di Manicomi italici. La mostra, curata da Cesare Pomarici, presenta venti fotografie, dieci per ciascun autore. Al termine dell’esposizione, le opere entreranno nelle raccolte permanenti dei Musei Civici di Reggio Emilia.



