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Prisma.
Cultura dal mondo, in pillole
Dal passato

Nel Delta, fotografie e voci rendono visibili i luoghi che di solito sfuggono

Al MAMbo, 81 fotografie e l’audio del film di Celati mostrano come soste, voci e persone possano cambiare il modo di guardare un paesaggio ordinario.

PT
17 set 2026
3 min di lettura
Sala espositiva di un museo con pareti bianche e pavimento in legno. Sulla parete a sinistra sono installati tre schermi, mentre sulla parete di fondo è esposta una serie di fotografie o immagini incorniciate disposte in due file. Due lunghe panche bianche sono collocate davanti agli schermi.
↳ Foto: Artribune · EDITORIAL

Nello spazio progetti del MAMbo, a Bologna, 81 fotografie seguono strade, argini e soste tra Ferrara e il Delta del Po. Luigi Ghirri le ha realizzate tra il 1989 e il 1991, mentre accompagnava Gianni Celati, scrittore, cineasta, critico e traduttore, nello sviluppo di Strada provinciale delle anime. La mostra Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la foce, visitabile fino al 4 ottobre 2026, accosta quelle immagini all’audio del film. Il paesaggio emerge così da fotografie, immagini in movimento e voci.

Curata da Lorenzo Balbi e Giulia Pezzoli, la mostra non racconta soltanto l’amicizia fra due figure importanti. Secondo i curatori, quella relazione ha reso possibile un modo particolare di avvicinarsi al paesaggio, fondato sull’attenzione, sulle soste e sull’osservazione condivisa. Il percorso segue una collaborazione, ma rende visibile anche il metodo con cui è stata costruita.

Ghirri e Celati erano entrati in contatto nel 1981. Tra il 1989 e il 1991 il loro dialogo aveva assunto una delle sue forme più intense. Nel 1989 Celati aveva pubblicato Verso la foce, un libro nato dall’esplorazione del paesaggio lungo il Po. Da quella stessa esplorazione si sviluppò il suo primo lungometraggio, Strada provinciale delle anime. Ghirri partecipò al progetto fin dai primi sopralluoghi, fotografando i luoghi e le persone incontrate lungo il percorso.

La serie Blu infinito, presentata in mostra, non descrive Ghirri come un osservatore esterno che documenta il lavoro di qualcun altro. I curatori lo descrivono come parte del processo creativo, presente fin dai primi sopralluoghi e impegnato anche come fotografo di scena e responsabile delle location. Restano riconoscibili le sue composizioni e la sua attenzione alla luce, ma le fotografie lasciano spazio anche ai volti, ai gesti e ai gruppi che si muovono insieme. L’istituzione dice che quelle immagini fissano la genesi del film e rivelano una nuova e intensa attenzione alla figura umana. Il paesaggio non è uno scenario vuoto: è il luogo in cui le persone si incontrano.

Il percorso attraversa Migliarino, Codigoro, Comacchio, Gorino e altri luoghi fra Ferrara e la foce del fiume. Le lunghe soste sulle strade e sugli argini diventano parte del lavoro. Secondo l’interpretazione dei curatori, la direzione verso una meta conta meno del tempo trascorso in un territorio, abbastanza a lungo da riconoscerne i dettagli.

Tra le fotografie continua a diffondersi l’audio del film. Le voci di Celati, Ghirri, degli attori e della troupe formano un contrappunto alle immagini ferme. I curatori spiegano che questa scelta rende percepibile il rapporto fra le due opere: una fotografia trattiene un momento, mentre un film porta con sé voci, movimento e durata. Insieme presentano il paesaggio attraverso forme diverse di attenzione.

I curatori collegano inoltre il lavoro a luoghi che cambiano o sembrano scomparire. Nel modo di guardare di Ghirri e Celati, i paesaggi ordinari e periferici contengono l’incontro fra natura e cultura, insieme alle tracce della trasformazione. Celati ha poi scritto del rischio che i luoghi con caratteristiche locali proprie diventassero indistinguibili dai «non luoghi» del mondo.

È questo a dare alla mostra il suo significato presente. Il Delta non diventa un simbolo e il paesaggio che cambia non viene trasformato in un’immagine nostalgica. Le fotografie, il film e le voci mostrano piuttosto cosa può diventare leggibile quando si osservano con cura strade, persone e luoghi che di solito restano fuori dalla gerarchia dell’eccezionale. Il percorso conserva un momento di collaborazione e invita a considerare come un territorio diventi conoscenza attraverso il tempo dedicato a guardarlo.

Fonti

↳ COME LAVORIAMO CON L'AI