L'Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere poteva contenere 60.000 persone. Costruito tra la fine del I e il II secolo dopo Cristo sul modello del Colosseo, restaurato sotto Adriano e inaugurato da Antonino Pio, aveva preso il posto di un'arena più antica legata alla memoria della rivolta di Spartaco. Il 5 settembre 2026 ospiterà uno spettacolo di natura molto diversa: un lavoro teatrale su come l'intrattenimento si trasforma in manipolazione.
Si intitola «Progetto Cuccagna», è firmato da Gian Maria Cervo, Charis Pechlivanidis e Pablo Girolami, e non è un gesto isolato. Fa parte di «Metamorfosi Campane», rassegna itinerante di sette produzioni in programma dal 4 settembre al 17 ottobre 2026 in sei musei e siti archeologici delle province di Napoli e Caserta, sostenuta dalla Direzione generale Spettacolo del Ministero della Cultura e realizzata da tre compagnie: Ente Teatro Cronaca, Vesuvioteatro e Teatro Stabile delle Arti Medioevali.
La cosa interessante non è il calendario, è il metodo. Ogni spettacolo è scritto o riadattato per il luogo che lo accoglie, così le rovine smettono di fare da fondale e diventano argomento. «Progetto Cuccagna», che tornerà in scena il 12 settembre al Museo archeologico nazionale di Sessa Aurunca e il 26 settembre al Parco delle Tombe di Virgilio e Leopardi a Napoli, ripercorre la storia dello spettacolo di massa dai combattimenti gladiatori alle feste popolari, usando come copione la vicenda stessa dell'anfiteatro: consenso e controllo, ieri come oggi.
Si comincia il 4 settembre al Museo Georges Vallet di Piano di Sorrento con «Nessuno» di Pako Ioffredo, riflessione sull'identità costruita attorno a Ulisse e al nome con cui inganna Polifemo, dentro un museo che racconta la penisola sorrentina dalla preistoria all'età romana. Il 20 settembre il Museo storico archeologico di Nola accoglie «Raccontami una tavola», che attinge a Čechov, Charles Lamb, Jack London e Poe per fare del cibo e del vino una lente sul desiderio e sulla sconfitta. Chiude la rassegna il Museo archeologico nazionale di Calatia a Maddaloni, affacciato sull'antica via Appia, con due appuntamenti: «Favorite e Favoriti» il 26 settembre, tre drammaturgie firmate da donne su amore e potere nel Regno di Napoli, e il 17 ottobre la prima nazionale di «Di Vie e di Amanti» di Matteo Bertolotti, che trasforma la strada romana in palcoscenico per interrogare genere e identità.
La scommessa è semplice e raramente tentata su questa scala: il silenzio di un museo non è neutro, e lo spettacolo giusto, nella rovina giusta, può costringere duemila anni di pietra a rispondere.



