Una figura infantile accovacciata, disegnata a sanguigna, occupa un foglio attraversato da una quadrettatura. La griglia poteva servire a trasferire la figura su una tela, ma nessuna composizione conosciuta di Édouard Manet corrisponde a questo studio. Conservato in una collezione privata dell’Italia settentrionale, il disegno è al centro di una ricerca che lo attribuisce al pittore francese, pubblicata nel numero di ottobre 2026 del Burlington Magazine.
Francesco Baccanelli lo notò durante una visita alla collezione. Il proprietario gli mostrò un’iscrizione sul retro del supporto che indicava Manet come autore e spiegò che il foglio non era mai stato studiato da uno storico dell’arte. Baccanelli inviò quindi una fotografia a Emily Beeny, curatrice capo del Legion of Honor di San Francisco e specialista di pittura e disegno francesi.
L’attribuzione proposta dai due studiosi si basa sul confronto con altri disegni dell’artista e sull’esame materiale dell’opera. Beeny riconosce nei passaggi netti tra luce e ombra e nelle dita arrotondate, che si assottigliano verso le punte, alcuni tratti ricorrenti nel modo di disegnare di Manet. Anche l’uso della sanguigna avvicina il foglio agli studi dal vero realizzati dall’artista negli anni Cinquanta e Sessanta dell’Ottocento. L’analisi ai raggi ultravioletti ha inoltre rivelato, nell’angolo inferiore destro, un timbro sbiadito dello studio di Manet.
Più incerta resta l’identità della figura ritratta. Beeny e Baccanelli hanno preso in considerazione Alexandre, il giovane assistente che occasionalmente posava per Manet, ma ritengono che il disegno sembri raffigurare una bambina di circa sei anni. Beeny suggerisce che potrebbe trattarsi della stessa modella rappresentata nella figura a sinistra di The Old Musician, anche per la somiglianza dell’acconciatura. L’ipotesi riguarda quindi l’identità della persona ritratta: il foglio non è stato identificato come studio preparatorio per quel dipinto.
La ricerca ha ricostruito anche alcuni passaggi di proprietà. Il disegno fu venduto due volte negli anni Trenta del Novecento, prima in Germania e poi in Svizzera, senza entrare negli studi specialistici dedicati a Manet. Questi passaggi consentono di seguirne una parte della circolazione, mentre restano da chiarire sia la storia precedente del foglio sia la composizione alla quale poteva essere destinato.



