Nel punto più alto di Duronia, un paese di poche centinaia di persone sulle montagne del Molise, c'è una parete di roccia che ti guarda. Gli abitanti la chiamano il Gigante: uno sperone enorme che secoli di intemperie hanno scolpito nel profilo inconfondibile di un volto umano, con gli occhi, l'arcata sopracciliare, la mascella, tutto perfettamente leggibile dal basso. È l'unico monumento naturale di questo tipo riconosciuto in tutta la regione, e sta esattamente sopra San Tommaso, il quartiere più alto del paese, da dove nelle giornate limpide lo sguardo arriva a decine di centri vicini.
Non è solo un capriccio della geografia. Il Gigante si trova sulla Civita, che fu un caposaldo sannitico, piazzato lì per sorvegliare i tratturi, le antiche vie erbose lungo cui i pastori hanno spostato le greggi fra la montagna e i pascoli di pianura per millenni. Chi costruì lassù scelse quel punto per la stessa ragione per cui oggi lo scelgono gli escursionisti: dalla Civita non arriva nulla che tu non veda arrivare. La faccia di roccia, insomma, fa il suo mestiere da molto prima che qualcuno a Duronia possa ricordarlo. Ha visto i Sanniti presidiare le rotte della transumanza. E ha visto, molto più di recente, una cosa contro cui è più difficile montare la guardia: il paese che si svuota.
Duronia è uno delle centinaia di piccoli insediamenti delle aree interne italiane che negli ultimi decenni hanno perso abitanti come un corpo perde calore, con costanza e quasi senza accorgersene, finché il fenomeno non diventa impossibile da ignorare. Miriam Iacovantuono, che ne ha scritto per Artribune, ricorda una Duronia con più voci dentro: le donne che lavoravano a maglia chiacchierando sull'uscio, i bambini dietro a un pallone nei vicoli. Qualcosa di tutto questo si è assottigliato. Ma il Gigante non si è spostato, e nemmeno, del tutto, il battito del paese. Il vecchio sentiero sotto la rupe, che era un'autostrada verde per pecore e pastori, adesso attira camminatori che vengono per i fiori di campo e per il silenzio. Qualcuno dei ragazzi partiti per l'estero è tornato ad aprire un'attività propria. La piazza si riempie ancora in primavera, quando il lungo inverno si rompe e il paese, scrive Iacovantuono, si apre come un fiore.
La cosa che rende Duronia degna di essere conosciuta non è che sia stata salvata. Non lo è, non in un senso definitivo. È che un luogo così piccolo ha sopra di sé un testimone geologico irripetibile: una faccia scolpita da niente altro che vento e tempo, che è sopravvissuta ai Sanniti e ai pastori, e adesso presidia una veglia di natura diversa, su una comunità che decide, generazione dopo generazione, se restare.



