Erano circa le undici di sera del 14 agosto quando il telefono di Saghi Ehteshamzadeh ha squillato con la notizia che nessuna direttrice di galleria vuole sentire: c'era stata un'emergenza alla Access Gallery, e i soccorsi erano già entrati sfondando la porta.
Un passante che camminava lungo East Georgia Street, nel centro di Vancouver, aveva notato quelli che sembravano i piedi di una persona sporgere da dietro un banco, all'interno della galleria. Convinto che qualcuno stesse male, ha chiamato i soccorsi. La polizia non è riuscita a farsi aprire, la galleria era chiusa a chiave: così i vigili del fuoco hanno forzato la porta e sono entrati di corsa, pronti a un salvataggio.
Quello che hanno trovato era invece Untitled [The Preparator], scultura del 2024 dell'artista Allysa Pierre, parte della collettiva Pending, in mostra fino al 1 ottobre. L'opera raffigura un allestitore inginocchiato sopra una cassa, il busto sparito dentro, gambe e piedi perfettamente in vista. Un trionfo di verosimiglianza, misurabile con il metro più severo che esista: abbastanza convincente da far arrivare polizia e vigili del fuoco nel cuore della notte.
La prima reazione di Ehteshamzadeh è stata lo smarrimento: aveva chiuso lei stessa la porta e inserito l'allarme, possibile che ci fosse davvero qualcuno dentro? La seconda, appena ha capito che la colpevole era una scultura, è stata più concreta: la città le avrebbe rimborsato la serratura rotta?
La risposta non è ancora arrivata. Le hanno detto che può presentare una richiesta, senza garanzia di ottenere nulla. Nel frattempo la galleria ha pagato 1.000 dollari canadesi (circa 720 dollari) a un fabbro per installarne una nuova. Una spesa che si sarebbe forse potuta evitare del tutto: un'amica di Pierre che abita di fronte avrebbe detto ai soccorritori, sul posto, che si trattava di un'opera e non di una persona, e che era perfino fotografata sul sito della galleria.
Access Gallery, che quest'anno festeggia i suoi 35 anni, ha aperto una raccolta fondi e invita i curiosi a venire a vedere la scultura che ha ingannato i servizi di emergenza di una città. L'allestitore di Pierre è sempre lì, inginocchiato dentro la sua cassa. Ma dopo il tramonto, adesso, il personale lo copre: piccola concessione al prezzo che il realismo, di tanto in tanto, presenta.
La vicenda, raccontata per prima dalla giornalista Hadani Ditmars, lascia una nota a piè di pagina insolita nella storia del trompe l'oeil: un'opera così persuasiva da meritarsi una missione di salvataggio tutta sua, e una richiesta di rimborso che continua il suo cammino negli uffici di Vancouver.



