Il 21 luglio un satellite in transito sul Williston Lake, in British Columbia, ha fotografato una cosa che non avrebbe dovuto esistere: un'isola coperta di alberi, circa 150 metri per 75, che navigava libera in uno dei bacini artificiali più grandi del pianeta. Aveva alberi veri. Aveva uccelli. Non compariva su nessuna mappa e nessuno l'aveva mai vista prima.
Il primo ad accorgersene, a fine luglio, è stato un uomo in barca, che l'ha raccontato a un amico: Rocky Avery, che in quella zona vive da quarant'anni e non aveva mai visto niente del genere. Ad agosto Avery ha pubblicato foto e video per avvertire i partecipanti a una gara di pesca. Le immagini hanno fatto il giro della rete, e Bob Gammer, portavoce di B.C. Hydro, l'azienda che gestisce il bacino, si è convinto che fosse un falso generato dall'intelligenza artificiale. Poi gli è arrivata sulla scrivania l'immagine satellitare, e l'isola si è rivelata reale.
A quel punto è sparita. A metà agosto la foresta galleggiante non c'era più. B.C. Hydro si è messa a cercarla e il 31 agosto l'ha ritrovata quasi trenta chilometri a nordovest del punto in cui era comparsa: circa 30 chilometri percorsi in quindici giorni.
L'ipotesi di lavoro di Gammer è che l'isola si sia formata negli anni lungo la riva, con tronchi e detriti legnosi accumulati e lentamente decomposti fino a produrre abbastanza suolo perché piante e alberi ci mettessero radici. Il Williston Lake è oggi al livello più alto degli ultimi quattordici anni, effetto di un innevamento abbondante e delle piogge estive: secondo Gammer l'acqua che saliva ha semplicemente sollevato l'intera massa dalla sponda e l'ha spinta in mare aperto, per così dire.
Non tutti sono convinti. Il geologo John Joseph Clague, della Simon Fraser University, ha spiegato alla Canadian Press che gli alberi delle rive finiscono nei laghi con una certa regolarità, ma di solito non si intrecciano fino a formare una zattera di quelle dimensioni. Resta perplesso, ammette lui stesso.
Rebecca Helm, ecologa marina alla Georgetown University, propone una lettura diversa. Le isole boscose galleggianti, tecnicamente torbiere, erano comuni prima che il disboscamento su larga scala e le dighe interrompessero il flusso di detriti legnosi verso valle. Un caso noto è la Forty Acre Bog del Wisconsin, che sul Lake Chippewa deriva verso un ponte con tale puntualità che gli abitanti la respingono con le barche quasi ogni anno. In questa prospettiva l'isola vagante del Williston Lake non è affatto un'anomalia: è il fantasma di come si comportavano i laghi prima che gli esseri umani mettessero ordine sulle rive.
B.C. Hydro chiede di ammirarla da lontano: la base, dice Gammer, è una zattera sottile e instabile di tronchi, su cui è pericoloso salire o ormeggiare. Per ora l'isola galleggia, da qualche parte, ancora piena di uccelli.



