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Mirabilia

A Gabal El-Teir hanno trovato l'idea che avrebbe fatto stare in piedi Giza, cinque secoli prima che qualcuno pensasse a Giza

Due tombe di cinquemila anni fa scoperte in Medio Egitto mostrano muri che si assottigliano verso l'alto: la stessa soluzione che secoli dopo avrebbe reso possibile la piramide a gradoni di Djoser.

PT
28 ago 2026
3 min di lettura · 3 min di ascolto
Fotografia d'apertura dell'articolo: la redazione non l'ha ancora descritta.
↳ Foto: Connaissance des Arts · EDITORIAL
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Cinquemila anni fa, su un rilievo calcareo che domina il Nilo a Gabal El-Teir, nell'Alto Egitto, un costruttore prese una decisione destinata a riecheggiare per mille anni: muri spessi alla base, sempre più sottili verso la cima. Oggi sembra ovvio. Allora non lo era affatto. È una delle prime soluzioni conosciute al problema che avrebbe finito per produrre la piramide a gradoni di Djoser e, dopo di lei, Giza.

Il 23 giugno 2026 il Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità ha annunciato la scoperta di due tombe monumentali proprio a Gabal El-Teir, nel governatorato di Minya, databili all'inizio del periodo tinita (dal 3100 al 2686 a.C.). Siamo circa cinque secoli prima di Djoser, il primo faraone-architetto d'Egitto, che a Saqqara innalzò la piramide a gradoni. Quando queste tombe furono costruite le piramidi non esistevano ancora. Non esisteva nemmeno una formula stabile per una tomba reale. Quello che c'era, con ogni evidenza, era la sperimentazione.

La prima tomba mostra muri con uno spessore che diminuisce di proposito: massicci alle fondamenta, si assottigliano man mano che salgono. È una tecnica che alleggerisce l'intera struttura e allo stesso tempo la rende più stabile. Il ministro Sherif Fathy l'ha collegata direttamente alle soluzioni che ricompaiono, affinate, nella piramide a gradoni di Djoser e poi nelle piramidi dalle facce lisce della Quarta Dinastia. Gli archeologi hanno trovato anche i resti dei sostegni in legno che un tempo puntellavano i muri durante la costruzione, e le tracce di chi, in epoche successive, aveva prelevato alcuni dei blocchi originali per i propri monumenti: un destino ordinario, per le costruzioni dell'antico Egitto.

A poca distanza, una seconda tomba costruita quasi secondo lo stesso schema è arrivata a noi intatta. Un caso raro: lo stesso progetto conservato in due stati diversi, uno accanto all'altro, da confrontare.

Secondo Hisham El-Leithy, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, le prime analisi rivelano forti somiglianze con la tomba del re Den, sovrano della Prima Dinastia sepolto ad Abydos e primo re raffigurato con la doppia corona che univa Alto e Basso Egitto. Alla tomba di Den si deve la scalinata monumentale che scende verso la camera funeraria, una vera svolta architettonica. Le tombe di Gabal El-Teir lasciano ora intendere che quella stagione di innovazione non fosse confinata ad Abydos.

La necropoli intorno, scavata in parte per la prima volta nel 2010 sotto la guida di Mustapha al-Bakri, ha restituito anche sepolture in posizione rannicchiata, avvolte in stuoie di fibre vegetali ormai decomposte, alcune accompagnate dalla caratteristica ceramica dall'orlo nero legata alle culture di Naqada II e III, altre deposte nei resti fragili di bare di legno. Nell'insieme, i ritrovamenti raccontano un luogo usato senza interruzioni dalla fine del periodo predinastico fino all'età tinita: esattamente la finestra in cui nascono i primi simboli reali dell'Egitto, tra cui il serekh, la facciata di palazzo sormontata dal falco che racchiude il nome di un re.

Gli archeologi sospettano che Gabal El-Teir non abbia ancora finito di parlare.

Fonti

↳ COME LAVORIAMO CON L'AI