Continuare a conversare nella lingua dei segni britannica mentre si percorre un corridoio richiede spazio. Per comunicare, occorre poter vedere con chiarezza le mani e il volto delle altre persone. Da esigenze come queste nasce DeafCity Hub, il progetto di Amanprit Arnold per creare a Londra un centro culturale e di lavoro condiviso progettato e guidato dalla comunità Deaf.
Nel 2027 DeafCity Hub avrà a disposizione per dodici mesi uno spazio con The Lab W1, ottenuto attraverso una collaborazione con Westminster City Council e Oxford Street Development Corporation. Si tratta di un meanwhile space, un edificio utilizzato temporaneamente in attesa di riqualificazione, nel quale il progetto potrà essere sviluppato e messo alla prova.
Lo spazio pilota non sarà ancora la sede permanente immaginata da Arnold. Per realizzarla serviranno finanziamenti e un partner immobiliare. L’obiettivo non è soltanto rendere accessibile un luogo culturale esistente, ma creare un centro progettato e gestito dalla comunità alla quale è destinato. Il termine inglese Deaf, con la maiuscola, indica infatti l’appartenenza a una comunità culturale e linguistica.
Secondo il Guardian, nel Regno Unito associazioni, locali e club offrono occasioni di incontro, ma manca ancora un centro nazionale dedicato alle arti Deaf. Questa assenza contrasta con la maggiore visibilità raggiunta negli ultimi anni dalle persone sorde e dalle lingue dei segni nel cinema, nella televisione e nel teatro.
Per la futura sede, Arnold indica come riferimento i principi DeafSpace, che considerano il ruolo della vista e dello spazio nella comunicazione. Corridoi e scale abbastanza ampi permettono di continuare a segnare mentre si cammina insieme; una buona visibilità tra gli ambienti e le sedute disposte in cerchio aiutano invece le persone a vedere le mani e i volti di chi partecipa alla conversazione. Sono soluzioni che fanno derivare la forma degli spazi dalle modalità con cui vengono utilizzati.
DeafCity Hub riprende idealmente un progetto elaborato nel 1986 per un International Deaf Cultural Centre a Londra, che non fu mai realizzato. Arnold ne conserva i materiali, compresi i disegni per un edificio con un archivio dedicato alla storia della comunità sorda, un teatro e uno spazio espositivo. Quei piani non seguivano ancora i principi DeafSpace, ma costituiscono un precedente storico per il nuovo progetto.
Nel 2027 lo spazio temporaneo non coinciderà quindi con il centro immaginato da Arnold. Servirà a svilupparne il modello, verificarne il funzionamento e mostrare che cosa può significare progettare un luogo culturale a partire dalle esigenze della comunità Deaf.



