Un Norman Rockwell appeso a pochi passi da un costume di Star Wars. Basta questo accostamento, dentro un edificio da un miliardo di dollari che non somiglia a nient'altro nello skyline di Los Angeles, per capire la tesi che George Lucas insegue da decenni: le immagini fatte per raccontare una storia, che siano dipinte per la copertina di una rivista o costruite per una battaglia spaziale, vanno prese sul serio quanto qualunque cosa appesa nelle grandi gallerie del mondo.
Il Lucas Museum of Narrative Art apre questo mese a Exposition Park, e Regan Morris della BBC ha potuto vedere in anteprima cosa c'è dentro. La collezione supera le 1.200 opere. I cimeli di Star Wars ci sono, come chiunque si aspetterebbe dall'uomo che ha creato la saga, ma convivono con illustrazione, arte del fumetto e dipinti che coprono più di un secolo. Non è nostalgia per una galassia lontana lontana: è un ragionamento disposto sala dopo sala, e sostiene che l'arte narrativa, quella liquidata a lungo come commerciale o populista, stia sullo stesso piano di ciò che i musei hanno sempre chiamato arte alta.
Lucas e sua moglie Mellody Hobson hanno messo insieme la raccolta in oltre vent'anni, e hanno passato ancora più tempo a difenderne la legittimità. Anche il museo è diventato parte della storia: dopo una contesa pubblica sulle sedi possibili tra Chicago e San Francisco, l'edificio è finito a Los Angeles, una struttura sinuosa già diventata un punto di riferimento prima che un solo visitatore ne varcasse la soglia.
Quello che lo rende qualcosa di più del capriccio di un uomo ricco è la scommessa che ci sta sotto. Lucas non sta soltanto donando delle opere: sta provando a chiudere una vecchia disputa su chi abbia il diritto di stabilire cosa sia cultura degna di essere conservata. Una vignetta di un fumetto, un oggetto di scena, un'illustrazione da rivista popolare: tutto incorniciato, illuminato e appeso con la stessa cura che di solito si riserva a un olio su tela di qualche secolo fa.
Se il mondo dell'arte sarà d'accordo è la domanda che il museo pone in silenzio a chiunque lo attraversi. E Los Angeles, città costruita sul mestiere di raccontare storie, potrebbe essere esattamente il posto disposto a rispondere di sì.



