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Dopo 104 anni a Palazzo Venezia, 380.000 volumi hanno lasciato la sala di lettura: nessuno sa quando torneranno accessibili

Dopo 104 anni, l'unica biblioteca nazionale italiana gratuita dedicata ad archeologia e storia dell'arte ha chiuso per traslocare a Palazzo San Felice. I lavori non finiranno prima di giugno 2027, e una data di riapertura non esiste.

PT
10 set 2026
3 min di lettura
Interno di una biblioteca storica con scaffalature in legno riccamente decorate, colme di libri antichi e moderni. Al centro, davanti agli scaffali, è collocato un busto in bronzo su un piedistallo.
↳ Foto: Artribune · EDITORIAL

Il 7 settembre 2026 le luci delle sale di lettura si sono spente per l'ultima volta. Non per un restauro, non per una chiusura estiva: per sempre. Dopo 104 anni dentro Palazzo Venezia, dove era arrivata nel 1922, la Biblioteca Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte ha cominciato a imballare 380.000 pezzi (monografie, periodici, manoscritti, fotografie, carte geografiche, disegni tecnici, dall'antichità a oggi) per attraversare la città. È l'unica biblioteca nazionale italiana interamente dedicata all'archeologia e alla storia dell'arte, e l'unica a ingresso gratuito.

La destinazione è un edificio che i romani non hanno mai visto da dentro: Palazzo San Felice, di fronte al Quirinale, mai aperto al pubblico se non per qualche visita di cantiere alla fine del 2025. Ci lavora dal 2023 l'architetto svizzero Mario Botta; l'operazione, autorizzata nel 2017 dal presidente Sergio Mattarella, affida al Ministero della Cultura una concessione venticinquennale per gestirvi la nuova biblioteca. Sulla carta è un salto: quasi 7.000 metri quadrati, il doppio di Palazzo Venezia, 10.500 metri lineari di scaffalature aperte per oltre 400.000 volumi, un auditorium da 350 posti, una piazza, un bar, una libreria.

Il problema è il calendario. I lavori non si chiuderanno prima di giugno 2027, e nessuno (né la biblioteca né l'Agenzia del Demanio che segue il passaggio) ha reso pubblica una data certa di riapertura. Nel frattempo a chi studia restano un servizio ridotto di riproduzione a distanza e una sala di lettura d'appoggio, la Sala della Crociera nel Palazzo del Collegio Romano.

L'Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli ha parlato di qualcosa che somiglia più a una fine che a un trasferimento: «Un luogo di memoria, quando chiude, non semplicemente si sposta: inevitabilmente perde qualcosa di sé». Non è solo nostalgia. Alcuni fondi speciali, tra cui l'archivio dell'archeologo Rodolfo Lanciani, potrebbero non trovare posto nella nuova sede, e nessuno ha ancora detto quali parti del patrimonio resteranno indietro.

Per ora restano vuote le scaffalature di legno che salivano dal pavimento al soffitto e i ballatoi del mezzanino, dove generazioni di studiosi prendevano i volumi direttamente dagli scaffali aperti. Se Roma guadagnerà davvero una biblioteca più pubblica, o se avrà solo perso una stanza che ha richiesto un secolo per riempirsi, non lo sapremo per anni.

Fonti

↳ COME LAVORIAMO CON L'AI