Durante i lavori per un ponte sul Tamigi, un operaio trovò quello che oggi conosciamo come Battersea Shield. Il nome indica uno scudo, ma l’oggetto conservato al British Museum è il rivestimento metallico che ricopriva un supporto di legno ormai perduto. Per comprenderne l’uso bisogna quindi considerare anche la parte che manca.
Datato dal museo tra il 350 e il 50 a.C. circa, il rivestimento è composto da quattro lamine di bronzo e tre pannelli decorati, uniti con rivetti nascosti dalle sovrapposizioni. Al centro, sopra la posizione dell’impugnatura, si trova l’umbone, una sporgenza che proteggeva la mano. La sua forma è caratteristica della Britannia: per questo il British Museum considera altamente probabile una produzione locale.
La decorazione mostra la precisione delle lavorazioni. Gli artigiani hanno battuto il metallo dal rovescio per ottenere i rilievi sulla superficie anteriore, una tecnica chiamata sbalzo. Incisioni e piccoli segni punteggiati ne accentuano i motivi, mentre ventisette inserti di vetro rosso opaco completano il disegno. Le forme principali sono palmette e motivi a S intrecciati.
Più difficile è ricostruire la storia del suo utilizzo. In una conversazione con Kate Sumnall del London Museum, Adams osserva che l’assenza di danni riconducibili al combattimento può suggerire che lo scudo non sia stato impiegato in battaglia, senza escluderlo con certezza. Tra le spiegazioni discusse per la sua presenza nel Tamigi c’è una deposizione come offerta al fiume o per segnare la morte di una persona importante.
L’ipotesi della deposizione rituale resta aperta. Il rivestimento documenta con precisione la lavorazione dello scudo, ma non permette ancora di stabilire quale uso abbia avuto né perché sia stato deposto nel Tamigi.



