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Cultura dal mondo, in pillole
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Il Buddha di Seokguram non si è mai mosso: così Parigi ha deciso di costruirne uno che si può toccare

Il Buddha di granito di Seokguram guarda l'alba sul Mar dell'Est da tredici secoli e non ha mai lasciato la sua montagna. Una mostra parigina prova ad avvicinarlo con la fotografia, i rilievi in braille e, dal 23 novembre, una caverna digitale iperrealistica.

PT
8 set 2026
3 min di lettura
Il Buddha di Seokguram, statua monumentale in pietra raffigurata all’interno della grotta di Seokguram, in Corea del Sud. La figura è seduta in posizione meditativa, con gli occhi socchiusi e le mani raccolte in grembo; alle sue spalle sono visibili rilievi e statue scolpite nella pietra.
↳ Foto: paris.fr · EDITORIAL

Da circa tredici secoli il Buddha di Seokguram guarda sorgere il sole sul Mar dell'Est dallo stesso seggio di granito. Non ha mai lasciato la montagna in cui è stato costruito. Nemmeno una volta.

Quell'immobilità è esattamente il punto. Seokguram non è tanto un tempio da visitare quanto una macchina per produrre stupore: una caverna artificiale vicino a Gyeongju, in Corea del Sud, costruita interamente con blocchi di granito tagliati con una precisione che continua a mettere in difficoltà gli ingegneri, perché nessuna malta tiene insieme la cupola. Nacque durante il regno unificato di Silla, in un momento compreso fra il 668 e il 935, all'apice di una dinastia che governò la penisola coreana per quasi mille anni dalla capitale Gyeongju. L'UNESCO l'ha iscritta nella lista del Patrimonio Mondiale nel 1995, citando proprio la qualità che rende impossibile portarla altrove: è un gesto architettonico unico e irripetibile, scavato nel fianco di una montagna.

Parigi, dunque, non prova a spostare la caverna. Prova ad arrivare il più vicino possibile all'impossibile, con gli unici strumenti disponibili: la fotografia e il tatto. Dal 15 ottobre il Centre Culturel Coréen, insieme alla città di Gyeongju e al National Research Institute of Cultural Heritage coreano, presenta una mostra costruita attorno alle immagini di Han Seokhong, fotografo che ha passato la carriera a documentare i luoghi del patrimonio coreano che quasi nessuno al mondo vedrà mai di persona. I suoi scatti permettono di esaminare monaci, bodhisattva e Buddha scolpiti nella pietra con un dettaglio che nessuna visita al sito potrebbe offrire: l'accesso all'interno è limitato e la sala si osserva attraverso un vetro, per proteggerla.

La mostra ha però un'ossessione che la distingue: l'idea che il patrimonio vada sentito, non soltanto guardato. Accanto alle fotografie ci sono pannelli in braille e riproduzioni tattili, perché chi non può vedere le sculture possa comunque seguirne le forme con le mani. Uno schermo LED accompagna i visitatori nella costellazione più ampia dei luoghi sacri di Gyeongju, a cominciare dal tempio di Bulguksa, che sorge più in basso sulla stessa montagna e fu costruito dalle stesse mani Silla.

Nulla, qui, è chiuso nel passato. Il motivo dello stagno di loto ritorna come simbolo che collega il mondo terreno a quello buddhista, e riaffiora nelle tegole invetriate dei guardiani provenienti dal sito del tempio di Sacheonwangsa e in una copia del sutra Pure Light Dharani, trattato non come documento storico ma come realizzazione fisica di una cosmologia. A quell'eredità rispondono direttamente quattro artisti coreani contemporanei: Kim Eun-ha intreccia frammenti recuperati di tegole di tempio e fibre riciclate in nuove sculture; Lee Seung-chul rifà la statuaria buddhista tradizionale in carta hanji; Sohn Dae Hyun scolpisce figure di Buddha in lacca, avorio, madreperla e doratura; Studio Shinyoo reinterpreta la pagoda buddhista, costruita per custodire reliquie e raccogliere i desideri dei fedeli, e invita chi passa a fermarsi ed esprimere il proprio.

Dal 23 novembre arriva la risposta più ambiziosa al problema di un monumento che non si può muovere: una ricostruzione iperrealistica di Seokguram proiettata su quattro schermi, che permette di entrare, virtualmente, in una caverna che per tredici secoli i pellegrini hanno raggiunto solo salendo a piedi una montagna.

L'occasione ufficiale sono i 140 anni di relazioni diplomatiche fra Francia e Corea del Sud. Ma il vero tema è più antico e più semplice: cosa fa una civiltà quando vuole che qualcosa duri per sempre, e cosa facciamo noi quando vogliamo vederlo senza un biglietto aereo per Gyeongju.

Fonti

↳ COME LAVORIAMO CON L'AI