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Il Parco della Pace di Vicenza: uno spazio pubblico costruito con l’acqua e con il tempo

L’ex aeroporto Dal Molin è diventato un parco di 65 ettari che unisce gestione del rischio idraulico, biodiversità e vita collettiva. Il progetto è tra i cinque finalisti dell’European Prize for Urban Public Space 2026.

PT
15 set 2026
4 min di lettura
Vista aerea del Parco della Pace di Vicenza, con un ampio specchio d’acqua attraversato da percorsi pedonali, aree verdi e vegetazione. Sullo sfondo si estende il paesaggio agricolo e urbano, con le montagne all’orizzonte.
↳ Foto: Artribune · EDITORIAL

Per molti anni, a nord di Vicenza, una superficie pianeggiante di oltre 600.000 metri quadrati è stata occupata dalle piste e dalle strutture dell’aeroporto Dal Molin. Oggi quello stesso spazio accoglie canali, laghi, zone umide, boschi e più di otto chilometri di percorsi.

La trasformazione ha dato origine al Parco della Pace, un’area pubblica nella quale le funzioni ricreative e culturali convivono con un articolato sistema ambientale. L’acqua che attraversa il parco non è un elemento decorativo: contribuisce alla sicurezza idraulica della città e crea le condizioni necessarie alla formazione di nuovi habitat.

Il progetto è uno dei cinque finalisti dell’European Prize for Urban Public Space 2026, promosso dal Centre de Cultura Contemporània de Barcelona. È stato selezionato, insieme a interventi realizzati ad Anversa, Barcellona, Logroño e Matosinhos, fra 381 candidature provenienti da 38 Paesi. Il progetto vincitore sarà annunciato a Barcellona il 15 ottobre, dopo la presentazione pubblica dei finalisti prevista per il giorno precedente.

La candidatura riconosce un modo preciso di intendere lo spazio pubblico. Il parco non è stato progettato come una superficie verde collocata al posto dell’aeroporto, ma come un’infrastruttura capace di svolgere più funzioni contemporaneamente.

Per modificare la morfologia pianeggiante dell’area sono stati movimentati circa 240.000 metri cubi di terreno. Lo scavo ha permesso di costruire una rete di canali, bacini e zone umide ispirata anche ai sistemi tradizionali di irrigazione della campagna vicentina. Nel loro insieme, questi spazi formano un bacino di laminazione in grado di raccogliere e rilasciare gradualmente fino a 100.000 metri cubi d’acqua, contribuendo a ridurre gli effetti degli eventi meteorologici più intensi.

La stessa rete idrica che protegge il territorio offre un ambiente adatto alla vita di piante e animali. Nelle zone umide, nei canali e nei laghi sono state messe a dimora 62.000 piante acquatiche; 12,5 ettari sono destinati ai boschi. Il ritorno di uccelli acquatici, anfibi, pesci e altre specie indica che il parco ha già cominciato a funzionare come un ecosistema, oltre che come uno spazio progettato per le persone.

Non tutta la vegetazione segue però lo stesso processo. Alcune aree sono state piantate secondo un disegno preciso; in altre, le specie locali sono state lasciate crescere spontaneamente. Il progetto stabilisce quindi condizioni e direzioni, ma non pretende di controllare ogni trasformazione. Acqua, vegetazione e fauna continueranno a modificare il parco nel corso degli anni.

Questa scelta richiede una forma di progettazione meno legata all’immagine immediata del risultato finale. Un parco vivo non si presenta mai come un’opera conclusa: alberi e arbusti crescono, le comunità vegetali cambiano, gli animali occupano nuovi spazi e l’acqua ridisegna periodicamente il rapporto fra zone asciutte e zone umide.

Anche gli edifici dell’ex aeroporto partecipano alla nuova organizzazione dell’area. Recuperati per attività culturali, educative e ricreative, conservano una parte della storia del luogo senza costringerlo a rimanere legato alla sua funzione precedente. I percorsi pedonali e ciclabili, con passerelle, guadi e pavimentazioni drenanti, attraversano ambienti differenti e permettono alle persone di osservare da vicino il funzionamento del sistema.

Il progetto paesaggistico e ambientale è stato sviluppato da Martí Franch Batllori–EMF, Studio Franco Zagari, ITS Engineering Company e PAN Associati. Nella descrizione del gruppo di progettazione, il parco è concepito come un nuovo elemento di connessione fra la città storica, i comuni vicini e il territorio più ampio.

Prima di raggiungere la finale dell’European Prize for Urban Public Space, il Parco della Pace ha ricevuto nel giugno 2026 il primo premio dell’European Garden Award nella categoria dedicata alle misure di adattamento climatico nei parchi e nei giardini. Il riconoscimento ha messo in evidenza proprio la compresenza di esperienza pubblica, processi naturali e risposta agli effetti del cambiamento climatico.

La trasformazione dell’ex aeroporto mostra che uno spazio pubblico può accogliere attività quotidiane e, nello stesso tempo, svolgere un lavoro ambientale spesso invisibile. Mentre le persone camminano, pedalano o partecipano a un’attività, il terreno assorbe l’acqua, i bacini ne regolano il deflusso e gli habitat continuano a formarsi.

Il valore del Parco della Pace risiede anche in questa sovrapposizione. La sicurezza idraulica non è separata dalla qualità del paesaggio; la biodiversità non è confinata in un’area sottratta alla città; gli edifici recuperati non diventano testimonianze immobili del passato. Ogni elemento contribuisce al funzionamento dell’insieme.

Dove un tempo l’aeroporto richiedeva una superficie uniforme e libera da ostacoli, il parco introduce differenze: terreni più alti e più bassi, acqua e bosco, spazi programmati e zone lasciate all’evoluzione spontanea. Non cancella semplicemente l’infrastruttura precedente. Trasforma un luogo costruito per separarsi dalla città in un territorio che torna a farne parte.

Fonti

↳ COME LAVORIAMO CON L'AI