Pietre vulcaniche, ciottoli di fiume e marmo, fissati con il cemento direttamente alla parete inclinata dello stadio olimpico della UNAM, formano il rilievo di Diego Rivera. Comprendere come questi materiali interagiscono con la muratura sarà uno dei passaggi preliminari alla sua conservazione.
L’opera sarà la prima interessata da un programma pluriennale avviato dal World Monuments Fund con la Universidad Nacional Autónoma de México. L’intervento sul rilievo è finanziato attraverso il programma Freedom 250 dell’Ambassadors Fund for Cultural Preservation del governo statunitense. La collaborazione tra il World Monuments Fund e la UNAM comprenderà successivamente altre opere del campus.
Lo stadio si trova nel campus centrale della UNAM, riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio mondiale nel 2007. Il complesso fu progettato secondo il principio dell’«integrazione plastica», che mette in relazione arte, architettura e spazio. Come spiega Mónica Cejudo Collera, responsabile dell’architettura dell’università, le opere non furono collocate in edifici già conclusi, ma concepite insieme a essi.
Nel rilievo La universidad, la familia y el deporte en México compaiono una famiglia protetta da un’aquila e un condor, il serpente piumato Quetzalcoatl e due atleti con le fiaccole olimpiche. La parte realizzata apparteneva a un progetto più ampio, che prevedeva di rivestire le pareti esterne dello stadio e raccontare la storia dello sport dall’epoca preispanica a quella contemporanea. Il progetto rimase incompiuto.
Rivera utilizzò pietre naturali di colori diversi, applicandole direttamente alla muratura. Secondo Renato González Mello, studioso del muralismo messicano alla UNAM, resta ancora molto da comprendere sui materiali e sulle tecniche impiegati nell’opera.
Il programma prevede quindi indagini storiche, scientifiche e materiali, che serviranno a definire gli interventi di stabilizzazione e conservazione del rilievo.



