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Joyce Kozloff: perché sostenne l’anonimato delle Guerrilla Girls

In un’intervista ad Art Journal Open, l’artista racconta la propria partecipazione al collettivo. Il suo ricordo offre uno sguardo sul rapporto fra identità nascoste, denuncia delle discriminazioni e costruzione condivisa dei manifesti.

PT
13 ott 2026
3 min di lettura
Manifesto delle Guerrilla Girls su sfondo giallo, con una figura femminile nuda dalla testa di gorilla. Il testo in francese denuncia la scarsa presenza di artiste donne al Metropolitan Museum, confrontandola con l’elevata percentuale di nudi femminili esposti.
↳ Foto: Beaux Arts · EDITORIAL

Nelle Guerrilla Girls, Joyce Kozloff si chiamava Liubov Popova. Usava il nome dell’artista russa scomparsa, mentre il proprio rimaneva nascosto. Nell’intervista a Helena Reckitt e Maura Reilly, pubblicata da Art Journal Open il 23 luglio 2026, ha raccontato pubblicamente questa parte del suo percorso.

Nel 1985, due artiste più giovani la invitarono a una riunione per avviare un nuovo progetto femminista. Il primo nucleo contava sette persone. Kozloff rimase nel gruppo fino al 1991 e sostenne l’anonimato per una ragione precisa: voleva che l’attenzione si concentrasse sui problemi denunciati. Per lei, proteggersi da possibili ritorsioni professionali non era il motivo della scelta.

Il collettivo nacque nel clima delle proteste contro la scarsa presenza delle donne nelle istituzioni artistiche. Alcune future fondatrici avevano partecipato alla manifestazione del 1984 contro una mostra del Museum of Modern Art di New York. Le Guerrilla Girls portarono poi la protesta nelle strade, con manifesti che combinavano statistiche, ironia e grafica immediata. Maschere da gorilla e pseudonimi rendevano riconoscibile il gruppo senza esporre le identità individuali.

Nel 1989, un manifesto apparso sugli autobus di New York chiedeva se le donne dovessero essere nude per entrare al Metropolitan Museum. Accanto alla Grande Odalisca di Ingres, trasformata con una testa di gorilla, comparivano due dati raccolti dal gruppo: nelle sezioni di arte moderna, meno del 5% degli artisti erano donne, mentre l’85% dei nudi raffigurava figure femminili. Il manifesto accostava così la forte presenza del corpo femminile nelle opere alla scarsa presenza delle donne come artiste riconosciute.

Kozloff ricorda anche di aver scritto una prima bozza sui “disadvantages”, gli svantaggi di essere un’artista donna. Le altre componenti rovesciarono la formulazione: nacque così The Advantages of Being a Woman Artist, pubblicato nel 1988.

L’episodio raccontato da Kozloff mostra anche la dimensione collettiva del lavoro: una proposta individuale veniva discussa e trasformata insieme. In questo caso, il passaggio dagli “svantaggi” ai “vantaggi” rese l’ironia parte centrale della denuncia.

Fonti

↳ COME LAVORIAMO CON L'AI