Trentatremilasettecentotrentatré persone sono entrate al Museo Nazionale d'Abruzzo per mettersi davanti a un quadro solo. È quel numero il motivo per cui il quadro è ancora lì.
La Visitazione di Raffaello, arrivata in prestito dal Museo Nacional del Prado, doveva ripartire il 27 settembre, alla chiusura della mostra «La Visitazione all'Aquila. Raffaello e Pontormo». Invece il Prado ha accettato di prorogare il prestito fino al 3 novembre: cinque settimane in più per una città e per una tavola che viaggia di rado e che, per ora, a casa non torna.
Sulla carta è poca cosa: la firma di un direttore, una data di spedizione riscritta. Nella sostanza dice qualcosa di più netto di qualunque formula diplomatica. Una città italiana che all'estero è nota soprattutto per il terremoto del 2009 ha portato come argomento i numeri dei visitatori per chiedere a un museo spagnolo di tenere uno dei suoi tesori lontano da Madrid ancora un po'. E l'ha ottenuto.
Federica Zalabra, direttrice del Munda, ha riconosciuto al direttore del Prado Miguel Falomir Faus di aver capito che cosa significhi quella pala per la comunità aquilana. La mostra si colloca dentro l'anno dell'Aquila Capitale italiana della cultura 2026, e il museo ha costruito attorno alla tavola un allestimento volutamente raccolto, per ricreare quella vicinanza fra chi guarda e l'immagine che Raffaello stesso sembra aver pensato per l'opera.
Dal 28 settembre, ogni lunedì porta incontri aperti al pubblico con il curatore Tom Henry, con Zalabra e con gli studiosi che hanno firmato il catalogo. Per le scuole c'è una porta d'ingresso su misura: un albo illustrato, «La Visitazione va in città», accompagna i bambini per le strade dell'Aquila seguendo la storia del dipinto.
Niente di tutto questo è spettacolo. È qualcosa di più sommesso e più raro: una città che continua a scegliere di restare in una stanza con un quadro ancora un po', e un prestatore disposto a lasciarglielo fare.
Come riportato dall'Agenzia ANSA, la proroga tiene la Visitazione all'Aquila fino al 3 novembre; poi la tavola tornerà a Madrid.



