Newsletter
Prisma.
Cultura dal mondo, in pillole
In copertina

L'archivio del disegno francese non è al Louvre: è in 28 case di cui nessuno può fare il nome.

Ad Amiens 170 fogli da 28 collezioni anonime, tre quarti mai esposti. Il cabinet del disegno francese non è mai stato al Louvre.

PT
28 ago 2026
3 min di lettura
Fotografia d'apertura dell'articolo: la redazione non l'ha ancora descritta.
↳ Foto: Connaissance des Arts · EDITORIAL

Al Musée de Picardie di Amiens, fino al 27 settembre 2026, sono appesi 170 disegni francesi del Seicento e Settecento. Provengono da 28 collezioni private. Nessuno dei prestatori accetta di essere nominato.

Tre quarti dei fogli non sono mai stati pubblicati né esposti al pubblico, riferisce Connaissance des Arts. È questo numero la tesi della mostra. 'Dessins français des collections privées françaises', curata da Pierre Stépanoff, Patrick Ramade e Nicolas Schwed, smentisce senza clamore l'idea che il grande archivio del disegno francese del periodo sia depositato nel cabinet del Louvre. Buona parte si trova in case private, catalogata dai proprietari, vista da nessuno.

L'allestimento è tematico, con tre nuclei monografici dedicati a Simon Vouet, Antoine Watteau e Jean-Honoré Fragonard. Intorno, un paesaggio di Claude Lorrain ridotto all'essenziale; uno studio per 'Le Christ à la colonne' di Vouet; il 'Couple jouant au trictrac, éclairé par une chandelle' (1750 circa) di Charles-Nicolas Cochin, che il catalogo accosta al Barry Lyndon di Kubrick (1975); due fogli di Boucher preparatori per 'Renaud et Armide' e 'Aurore et Céphale'; un ritratto a pastello dello stesso Boucher, tecnica che il pittore praticò pochissimo.

Accanto ai nomi noti, le scoperte filologiche. Una 'Femme en costume de ballet' (1610 circa) firmata T. Remy, stilisticamente vicina a Jacques Bellange, appare in pubblico per la prima volta: dell'autore si conosce un solo altro foglio, conservato al Metropolitan Museum. Il proprietario di un disegno raffigurante Giove ha identificato l'autore, Jean-Baptiste Daniel, per caso, grazie a un articolo del 2012 di Marie-Christine Gloton sul soffitto dell'hôtel Grimaldi-Régusse ad Aix-en-Provence.

I due precedenti, Caen nel 2011 e Rennes nel 2015, avevano riguardato il materiale italiano. Il capitolo francese mancava. Si scopre che era già a casa, a 28 indirizzi che a nessuno è permesso conoscere.

Fonti

↳ COME LAVORIAMO CON L'AI