“Tutte le strade portano a Roma” è un’immagine difficile da abbandonare. Il dataset Itiner-e, che ricostruisce circa 299.000 chilometri di strade romane, restituisce però una rete molto più articolata.
Per uno studio pubblicato su Nature Communications, un gruppo internazionale di ricercatori ha analizzato la rete mettendo in relazione i percorsi ricostruiti con dati topografici e contesto storico. La mappa combina fonti archeologiche e storiche, cartografia e dati di telerilevamento. I tracciati hanno diversi gradi di certezza: non ogni strada rappresentata è quindi documentata archeologicamente nello stesso modo.
Uno dei risultati riguarda l’organizzazione della mobilità terrestre. Roma rimaneva un nodo fondamentale, ma la rete non si sviluppava soltanto intorno alla capitale. Le capitali provinciali tendevano a occupare posizioni particolarmente centrali nei rispettivi territori e costituivano importanti nodi regionali. Bisanzio, per esempio, emerge nell’analisi complessiva come uno dei punti più centrali della rete terrestre.
Lo studio riguarda però le strade. Fiumi e rotte marittime, fondamentali soprattutto per gli spostamenti a lunga distanza, non sono rappresentati nello stesso modo e questo limita qualsiasi confronto diretto con l’intero sistema della mobilità romana.
Anche l’immagine delle strade romane come linee perfettamente dritte va ridimensionata. Quando il terreno lo consentiva, i costruttori privilegiavano percorsi diretti, ma montagne, valli, fiumi e insediamenti contribuivano a modificarne il tracciato. La rete prendeva forma anche in relazione ai territori attraversati.
Inoltre non nacque in un unico momento. Si sviluppò nell’arco di oltre sei secoli e incorporò anche percorsi precedenti. La Via Appia fra Roma e Capua, datata al 312 a.C., è una delle strade più antiche comprese nel dataset. In altri casi, i Romani adattarono e migliorarono vie già esistenti.
Alcuni di questi tracciati continuarono a orientare la mobilità anche nei secoli successivi. In Spagna, per esempio, la moderna N-340 segue in parte il percorso della Via Augusta. Non si tratta di una continuità perfetta, ma mostra come infrastrutture molto antiche possano continuare a influenzare le scelte territoriali.
La mappa offre quindi una visione d’insieme della rete, ma non rappresenta l’Impero in un unico momento della sua storia. Mostra piuttosto un’infrastruttura costruita e modificata nel tempo, nella quale Roma, le province e le caratteristiche del territorio contribuivano insieme a determinare i percorsi.



