Intorno al 1400 a.C., in quella che oggi è la Danimarca meridionale, un uomo di rango venne deposto dentro una bara di quercia sotto un tumulo, in un luogo chiamato Guldhøj. Accanto a lui, chi lo piangeva sistemò una sedia: telaio pieghevole di legno, sedile di pelle di lontra. L'oggetto che un uomo importante poteva portarsi da un'assemblea all'altra, aprire, occupare, richiudere e caricare di nuovo.
Tutte le altre sedie come quella, in ogni angolo dell'Europa dell'Età del Bronzo, sono scomparse. Il legno marcisce, la pelle si disfa, e tremilacinquecento anni sono un tempo lungo da chiedere a qualsiasi materia. Quello che rende straordinaria la sedia di Guldhøj, come racconta Kristina Killgrove su Live Science, non è l'età. È il fatto stesso di essere sopravvissuta, e di essere sopravvissuta completa: telaio, giunzioni, sedile, tutto. Allo stato attuale delle conoscenze, è l'unica sedia interamente conservata dell'intera Età del Bronzo europea.
Il merito va al tumulo. I tumuli danesi dell'Età del Bronzo sigillavano spesso le bare di quercia sotto spessi strati di zolle erbose, e in condizioni di saturazione d'acqua e assenza di ossigeno quelle zolle potevano funzionare come una capsula del tempo involontaria, impedendo a legno, tessuti, capelli e pelle di decomporsi del tutto. È la stessa chimica che ha regalato alla Danimarca le sue celebri «mummie di palude» e i loro vestiti intatti. A Guldhøj, invece della carne, ha conservato un mobile.
Oggi la sedia è al Nationalmuseet di Copenaghen, e vale come testimone raro di come qualcuno viveva davvero, non soltanto di come veniva sepolto. Quasi tutto ciò che troviamo nelle tombe dell'Età del Bronzo appartiene alla categoria degli oggetti scelti per accompagnare il morto: armi, ornamenti, offerte. Una sedia pieghevole è un'altra cosa. Parla di una vita in piedi e in movimento, di banchetti e consigli in cui il rango aveva bisogno di un posto a sedere capace di viaggiare con il suo proprietario, di sala in sala, di tumulo in tumulo.
Nessuno sa come si chiamasse quell'uomo, né che cosa dicesse da quella sedia quando era ancora vivo per sedercisi. Ma la sedia ricorda che cosa era: qualcuno abbastanza importante perché, alla sua morte, la sua gente gli restituisse l'unico posto che contava, e lo ripiegasse nella terra accanto a lui per sempre.



