Su una parete che la luce del giorno non tocca da duemila anni, oltre duecento metri dentro una grotta valenciana, qualcuno ha incise cinque lettere: MALACI. Nessuno, tra i vivi, le aveva mai lette. È il nome di una dea di cui non si sospettava l'esistenza.
La grotta è la Cova de les Dones, la «grotta delle donne»: un nome che il naturalista Antonio José Cavanilles registrava già nel Settecento, molto prima che qualcuno capisse quanto fosse appropriato. Adesso i ricercatori dell'Università di Alicante e dell'Università di Saragozza pensano di avere la spiegazione. In una sola camera, lontana dall'ingresso, hanno documentato almeno 110 iscrizioni latine: la più grande concentrazione mai trovata in un santuario rupestre romano. E tutto porta a un luogo di culto in cui le donne non erano semplicemente presenti, ma conducevano il rito.
Cinque iscrizioni sono offerte votive rivolte a una dea chiamata, con deferenza, Domina: la Signora. Tre la nominano MALACI, un appellativo che secondo la storica Silvia Alfayé Villa, dell'Università di Saragozza, non era mai stato attestato prima. Che cosa significhi, e se abbia a che fare con l'acqua che scorre nella grotta, è ancora materia di studio.
Su chi lasciò quelle offerte, invece, i dubbi sono pochi. L'archeologa Virginia Barciela, dell'Università di Alicante, ha riconosciuto tra le iscrizioni diversi nomi femminili. Attorno, sparsi: gioielli, vasi a forma di calice, frammenti ceramici, ossa animali e fuselli, gli strumenti per filare. Barciela li legge come offerte legate al lavoro tessile, coerenti con la mano che ha scritto i testi. L'archeologo Sergio García-Dils, della Universidad Nacional de Educación a Distancia, aggiunge un dettaglio che pesa: le iscrizioni nominano una sola divinità e si addensano tutte in un'unica camera remota. Non devozione privata e occasionale, dunque, ma un culto organizzato.
Quella camera aveva già sorpreso tutti una volta. L'anno scorso la stessa équipe vi ha trovato una moneta del primo secolo, dal regno dell'imperatore Claudio. Cinque anni prima, in un altro punto della grotta, un'altra squadra aveva individuato pitture paleolitiche, alcune di oltre 24.000 anni: una di esse è solcata dal graffio di un orso delle caverne estinto proprio intorno a quella data. Una grotta sola, che tiene insieme un serraglio dell'era glaciale e una dea dimenticata. Entrambi hanno atteso, nel buio, che qualcuno portasse una lampada.



