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Planetario: osservare il Chianti attraverso l’arte contemporanea

Cinque appuntamenti tra danza e arti visive hanno messo in relazione il paesaggio di San Casciano con la memoria dei luoghi, le trasformazioni del presente e le domande della contemporaneità.

PT
16 set 2026
3 min di lettura
Una scultura in bronzo è collocata al centro del giardino all’italiana di Villa del Cigliano, tra siepi geometriche e alberi. Sullo sfondo si apre il paesaggio collinare del Chianti.
↳ Foto: Artribune · EDITORIAL

La sera del 13 settembre, una processione di lanterne ispirata alla tradizione della Rificolona ha accompagnato il pubblico fino al giardino all’italiana di Villa del Cigliano. Accanto a una vasca nella quale si rifletteva il cielo notturno era collocata Astronomo (via dalla mia luce), una scultura realizzata da Francesco Carone nel 2025.

Si è concluso così Planetario. Segni contemporanei sotto il cielo del Chianti, il programma diretto da Pietro Gaglianò che, da giugno a settembre, ha coinvolto artiste e artisti della danza e delle arti visive in cinque appuntamenti a San Casciano in Val di Pesa. Le opere e le performance hanno attraversato il centro storico, la Pia in Percussina, la Fattoria La Loggia e Villa del Cigliano, confrontandosi ogni volta con le caratteristiche e la storia dei luoghi. Il progetto è stato promosso e finanziato dal Comune di San Casciano e dal Sistema Museale del Chianti e del Valdarno fiorentino.

Il titolo suggerisce una postura prima ancora che un tema. Un planetario è uno spazio costruito per osservare e comprendere le relazioni tra elementi lontani. In questo caso, però, lo sguardo non era rivolto soltanto al cielo. Il campo di osservazione comprendeva il paesaggio del Chianti, il suo patrimonio rurale e urbano, le memorie che conserva e i cambiamenti che lo attraversano.

È un territorio nel quale il lavoro delle persone ha lasciato segni così profondi da apparire parte della natura stessa. Campi, vigne, ville, giardini e mura storiche formano un paesaggio riconoscibile, spesso contemplato come un’immagine compiuta. Planetario ha provato invece a interrogarlo come uno spazio ancora vivo: abitato, trasformato e attraversato da relazioni non sempre pacificate.

I cinque interventi hanno affrontato questa prospettiva in modi differenti.

Silvia Cini, con Estranee, ha costruito una ricerca intorno alle piante considerate non originarie di un territorio. L’osservazione botanica diventava così un’occasione per riflettere sulle parole con cui classifichiamo ciò che appartiene a un luogo e ciò che definiamo estraneo.

Concetta Modica ha lavorato sulla memoria della liberazione di San Casciano dal nazifascismo. Claudia Caldarano ha portato la danza all’interno della Fattoria La Loggia, mentre Virgilio Sieni, con Sonate Bach di fronte al dolore degli altri, ha messo i corpi in relazione con le immagini dei conflitti e con la difficoltà di rappresentarne l’orrore.

L’opera di Francesco Carone ha chiuso il percorso senza riassumerlo. La piccola scultura, composta da materiali diversi, era posta accanto all’acqua, sotto il cielo notturno. Per raggiungerla il pubblico ha dovuto attraversare il giardino portando con sé la luce delle lanterne. L’incontro con l’opera dipendeva quindi anche dal cammino, dall’oscurità, dalla presenza delle altre persone e dal luogo nel quale era stata installata.

In questa successione di esperienze, il paesaggio non ha svolto la funzione di una cornice prestigiosa. Ha contribuito al significato degli interventi: la vegetazione per Cini, la storia civile di San Casciano per Modica e Sieni, l’architettura e il giardino per Caldarano e Carone. Spostare altrove quelle opere avrebbe significato modificare anche le domande che ponevano.

Nella visione di Pietro Gaglianò, i progetti erano legati dall’osservazione: del mondo vegetale, del cielo, della storia e delle vicende di altre donne e altri uomini. Da questo esercizio potevano nascere una maggiore attenzione alla coesistenza, un desiderio di comprensione reciproca e un’invocazione alla pace.

Sono parole impegnative, che acquistano consistenza quando vengono ricondotte alle esperienze concrete proposte dal programma. Osservare una pianta definita estranea, attraversare di notte un giardino, sostare davanti a una scultura o seguire una danza dedicata alle vittime della guerra non risolve i conflitti evocati dalle opere. Può però interrompere, almeno per un momento, il modo consueto con cui guardiamo un luogo o una storia.

È forse questo il lascito più interessante di Planetario. Il Chianti non emerge come un’immagine immobile da proteggere dal presente, ma come un paesaggio culturale nel quale passato e contemporaneità continuano a incontrarsi. L’arte non vi aggiunge semplicemente nuovi oggetti: invita a osservare diversamente ciò che era già davanti a noi.

Fonti

↳ COME LAVORIAMO CON L'AI