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Cultura dal mondo, in pillole
Mirabilia

Raffaello dipinse un cane, poi lo coprì con un unicorno: della donna che lo tiene in braccio non sappiamo ancora il nome

I raggi X hanno trovato un piccolo cane fedele sotto il celebre unicorno di Raffaello. L'animale è cambiato due volte; sull'identità della donna che lo stringe non si è mai chiuso il caso.

PT
13 set 2026
3 min di lettura
Large drawing by Gustave Moreau depicting two nude female figures in a richly decorated, fantastical landscape. One woman stands at the centre holding a long stem with white flowers, while another female figure sits at her feet beside a musical instrument.
↳ Foto: Beaux Arts · EDITORIAL

Guardate con attenzione il ritratto più seducente della Galleria Borghese e vi accorgerete che l'unicorno sta in quelle braccia in modo strano, come se non fosse il suo posto. Non lo è. Sotto, i raggi X del 1959 hanno rivelato un piccolo cane, dipinto per primo da Raffaello e poi coperto.

Un cane significava fedeltà. Un unicorno, nella tradizione iconografica medievale, rimandava a un requisito ben più severo: secondo la leggenda, solo una vergine era in grado di ammansire la bestia. Tra la prima pennellata e l'ultima, Raffaello ha cambiato idea sul tipo di donna che stava dipingendo, o sul tipo di affermazione che voleva fare su di lei. Il cane, troppo compromesso sotto gli strati di colore, non si poteva riportare alla luce senza rischi: i restauratori hanno lasciato l'unicorno come verità visibile. Il cane resta la prima stesura sepolta del quadro.

Non è l'unico segreto che questa tavola si è tenuta. Per secoli la donna del dipinto, eseguito attorno al 1505-1506 da Raffaello Sanzio da Urbino, è stata creduta santa Caterina d'Alessandria: la ruota dentata del martirio e la palma sembravano confermarlo. Il quadro stesso è stato attribuito a lungo ad altre mani, tra cui quella del Perugino. Poi un restauro condotto fra il 1934 e il 1935 ha rimosso gli emblemi santi aggiunti sopra e ha fatto emergere l'unicorno, esattamente come più tardi l'unicorno avrebbe fatto emergere il cane. La scoperta dava ragione a un'ipotesi che lo storico dell'arte Roberto Longhi aveva già avanzato: opera di Raffaello, non di un seguace.

Risolta la paternità, però, si è aperto un secondo enigma, che non si è mai chiuso. Chi è lei?

Una candidata è Maddalena Strozzi, giovane moglie di un ricco mercante fiorentino, che Raffaello ritrasse più o meno negli stessi mesi. Anna Coliva, storica dell'arte e già direttrice della Galleria Borghese, la considera l'ipotesi più convincente e indica un dettaglio: le maniche rosse a sbuffo, quasi identiche, indossate dalla donna di un altro ritratto raffaellesco, La Donna Gravida, oggi a Palazzo Pitti a Firenze. Stessa stoffa, forse la stessa donna, dipinta due volte.

Una seconda ipotesi, più romanzesca, fa il nome di Laura Orsini, figlia di Giulia Farnese, l'amante celebre di papa Alessandro VI. La storica dell'arte statunitense Linda Wolk-Simon ha sostenuto questa lettura nel 2015, curando negli Stati Uniti una mostra dedicata al dipinto. Secondo lei l'adolescente avrebbe posato per Raffaello poco prima delle nozze, celebrate alla fine del 1505 con Nicola Franciotti della Rovere, nipote di papa Giulio II: e questo spiegherebbe la collana sontuosa che le pende dal collo, un regalo di matrimonio colto a metà della trattativa con l'eternità.

Un terzo partito rinuncia a scegliere e preferisce vedere una giovane aristocratica romana anonima, che non doveva avere un nome.

Forse è proprio quel riserbo il vero soggetto. Raffaello l'animale in braccio a lei lo ha già cambiato una volta; può darsi che la donna stessa non l'abbia mai voluta inchiodare a un'identità. Nel Rinascimento fiorentino che lo ha formato, da Leonardo in avanti, un ritratto come questo non era sempre il documento di un volto preciso. A volte era una tesi sull'armonia, che indossava un volto come un travestimento.

La questione dell'identità, ad oggi, resta formalmente irrisolta. L'unicorno si tiene il suo segreto. E, da qualche parte lì sotto, se lo tiene anche il cane.

Fonti

↳ COME LAVORIAMO CON L'AI