Da trentacinque anni la maggior parte del Santa Maria della Scala sta al buio. Il grande ospedale medievale di Siena, uno dei più antichi d'Europa, ha curato malati e accolto pellegrini per quasi un millennio prima di chiudere le corsie nel 1990. Poi è diventato museo, ma solo un quinto circa del complesso è stato davvero mostrato al pubblico. Il resto, qualcosa come 18.000 metri quadrati fra corridoi, corsie e magazzini, è rimasto semplicemente serrato.
Dal 10 settembre le porte si aprono, almeno per una stagione. Il progetto si chiama «A porte chiuse. Dentro il Santa Maria della Scala» e porta senesi, pellegrini, studiosi e visitatori dentro ambienti che non hanno mai fatto parte del percorso ordinario. Si va ogni martedì e ogni giovedì per tutto settembre e ottobre, solo su prenotazione, e non è un'apertura qualsiasi: sono esattamente le stanze destinate a diventare il cuore di un grande restauro.
Il motivo per mettersi in fila non è la bellezza lucidata, è il contrario. Come racconta la sindaca di Siena Nicoletta Fabio, questi spazi mai restaurati conservano ancora le tracce fisiche della vita originaria dell'ospedale: secoli di cura, fatica, fede e gesti quotidiani stratificati nei muri, prima che qualcuno ripulisse tutto per l'esposizione. Cristiano Leone, presidente della Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala, lo dice senza giri di parole: è la prima volta che si può vedere concretamente che cosa sono quei 18.000 metri quadrati ancora da recuperare, e perché la fondazione ci ha scommesso sopra il proprio futuro.
È, in sostanza, l'ultima occasione di guardare l'edificio prima che diventi un cantiere. Il masterplan c'è già e trasformerà queste ali dormienti in nuovi spazi pubblici. Ma per due mesi, prima che salgano le impalcature, Siena regala una cosa rara: vedere un monumento non come sarà restaurato, ma come è davvero, polvere e storia comprese.
Resta una domanda, di quelle che non si risolvono con un biglietto: quanto di ciò che si potrà toccare con lo sguardo in questi due mesi sopravviverà al restauro che verrà?



