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Prisma.
Cultura dal mondo, in pillole
Mirabilia

Nel 1982 qualcuno ha ritagliato trenta miniature da sei libri corali. Sono tornate perché uno studioso le ha riconosciute quarant'anni dopo

Ritagliate da sei antifonari medievali e sparite da un museo toscano nella notte dell'8 marzo 1982, trenta carte miniate sono state riconosciute e recuperate dopo quarantatré anni. A rimetterle in circolo verso casa non è stata una task force, ma uno studioso privato che le ha riconosciute.

PT
5 set 2026
3 min di lettura
Cerimonia di restituzione di trenta pagine miniate recuperate dopo essere state rubate nel 1982. Al centro, il simbolo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale; sullo sfondo, opere d’arte e libri esposti in una sala.
↳ Foto: La Nazione · EDITORIAL

Nella notte dell'8 marzo 1982 qualcuno è uscito dal Museo di Arte Sacra di Colle di Val d'Elsa con trenta fogli di pergamena sotto il braccio. Non quadri, non cornici dorate: pagine di libri corali, ritagliate da sei antifonari che erano appartenuti per secoli al convento di San Lucchese a Poggibonsi. Iniziali dipinte a mano, scene in miniatura, il genere di immagini con cui i monaci segnalavano l'attacco di un canto. Nessuno è mai stato arrestato.

Quello che è successo fra il 1982 e oggi è la parte che le cerimonie di restituzione tendono a saltare, ed è la parte che vale la pena guardare da vicino. I manoscritti miniati rubati non svaniscono nel nulla: svaniscono nel mercato in penombra dei collezionisti e dei mercanti che fanno poche domande. A volte per qualche anno, a volte per una vita intera. Queste carte, però, sono riemerse più di una volta. Un primo gruppo era stato recuperato dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, il reparto che esiste proprio perché il lavoro di polizia ordinario quasi mai arriva ai codici miniati, ed esposto al pubblico nel 2020 a Palazzo Pitti, poi di nuovo nel 2022 al Complesso San Pietro di Firenze. Ora altre trenta pagine hanno rifatto la strada verso casa, in un caso che si è mosso soltanto perché una persona stava guardando con attenzione.

Quella persona è un cittadino privato, uno studioso d'arte. Ha visto le pagine, ne ha riconosciuto lo stile e i danni, e le ha collegate a un fascicolo di furto vecchio di quarant'anni che quasi tutti avevano dimenticato. Il recupero del patrimonio rubato raramente dipende da tecnologie sofisticate o da unità internazionali: dipende da qualcuno che ha visto abbastanza manoscritti miniati da riconoscerne uno quando gli ricompare davanti, fuori contesto, decenni dopo.

Le carte appartengono a due cicli liturgici distinti: uno realizzato fra la fine del Duecento e i primi del Trecento, l'altro attorno alla metà del Quattrocento. Il furto, insomma, non ha solo sottratto oggetti a un museo: ha smontato due cori medievali pagina per pagina. Dopo il sequestro le pergamene sono state affidate all'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, l'istituto statale specializzato nel restauro, con la consulenza scientifica di Sonia Chiodo, storica dell'arte dell'Università di Firenze, che aveva curato anche la mostra del 2020 a Palazzo Pitti.

La consegna formale è avvenuta al Complesso San Pietro: le pagine sono tornate all'Arcidiocesi di Siena, Colle di Val d'Elsa e Montalcino, che ne è la proprietaria legale, e infine al sindaco di Colle. Piero Pii ha parlato del ritorno di «un pezzo di storia alla memoria collettiva», come riporta La Nazione. È una definizione corretta, ma lascia fuori il dato più silenzioso: per quarantatré anni questi sei corali sono esistiti come un racconto sparso e incompleto, e anche adesso, con trenta pagine in più a casa, nessuno ha detto quante ne manchino ancora. Né dove siano.

Fonti

↳ COME LAVORIAMO CON L'AI